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Firstborn

In sviluppo

In un mondo alimentato dalle voci dei bambini, un ragazzo cresciuto per cantare per il sistema deve scegliere tra la voce che lo definisce e la libertà che lo cancellerebbe.

Nota di regia

Firstborn è un film sul risveglio, nel senso più ampio della parola.

Viviamo dentro un sistema di regole e restrizioni così totale da non vederlo più. Lo chiamiamo normalità. Lo chiamiamo ordine. E raramente ci accorgiamo di quanto poco siamo davvero liberi di fare. Siamo incatenati, e le catene ci sembrano il mondo.

Firstborn rende visibile quel sistema. È un mondo alimentato dalle voci dei suoi bambini, un mondo che sta già crollando, tenuto in piedi da persone che preferiscono far girare la macchina piuttosto che guardare quanto costa.

Non mi interessa prevedere la forma di ciò che ci attende. Mi interessa la sua logica: cosa siamo disposti ad accettare, e a sacrificare, pur di mantenere intatto lo status quo.

Un ragazzo rubato e l’uomo che lo ha tradito. Nessuno dei due è un eroe. Quello che li unisce è il momento del risveglio, e la scelta che viene dopo.

Il film è ispirato a un racconto che mio padre ha scritto quarant’anni fa. Lo giro in bulgaro, la lingua in cui è nato: per rendergli omaggio, e perché lavorare nella lingua originale dà al film un’identità precisa.

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